Emigrare: un rischio per la tua salute mentale?

Quando perse il suo posto da ingegnere in Italia, il mio amico M. decise di trasferirsi a Manchester per cercare lavoro.

Era già stato in Irlanda per l‘ Erasmus e sapeva cosa significava vivere all’estero. Inoltre, passare del tempo nel Regno Unito era uno dei suoi sogni: la città della luce, culla di arte e cultura. Si incamminò, pieno di illusioni, con i risparmi di una vita.

Mesi dopo, quando ci ritrovammo nella mia città a bere un caffè, mi confessò che non stava bene: non riusciva a trovare lavoro, non sapeva come organizzarsi il tempo, si distraeva con feste ed eventi culturali e non si concentrava. Per di più, trovava molte difficoltà con la lingua, cercare un appartamento era un incubo e il clima peggiorava le cose.

– Non è un Erasmus, Marina – mi disse – È molto più difficile di quello che credevo.

Ti suona familiare? Emigrare in un altro paese per cercare lavoro non è una passeggiata dal punto di vista sociale, economico e logistico… e allo stesso momento è psicologicamente molto difficile. In questo articolo, ti racconterò quali sono i processi psicologici che possono rendere la tua esperienza in un altro paese più difficile e come affrontarli fin dall’inizio per raggiungere con successo i tuoi obiettivi e goderti l’esperienza.

Quattro problemi psicologici che il migrante deve affrontare

Le cose difficili da affrontare quando emigri sono molte, ma possono essere raggruppate sostanzialmente in quattro processi psicologici:

  • Dispiacere: da emigrante devi dire addio a parecchie cose: non solo famiglia e amici, ma anche effetti personali, routine, posti preferiti… Oltretutto, se sei costretto a emigrare per cercare un lavoro che non riesci a trovare nel tuo paese, devi abbandonare anche progetti e sogni. Questo innesca normalmente un sentimento di dolore e un senso di tristezza e vuoto.
  • Stress: dal temuto trasferimento, al dividere un appartamento, trovare un lavoro o adattarti a vivere con pochi fondi, l’emigrare è pieno di elementi che richiedono più energie e attenzione da parte tua, e che generano ansia.
  • Sovrastimolazione: non solo dovrai imparare l’inglese o perfezionarlo, ma anche imparare da zero come gestire le situazioni quotidiane. Quando viaggiai negli USA, per esempio, persi cinquanta dollari nell’autobus perché non sapevo che l’erogatore non desse resto. Inoltre, potresti ricevere uno shock culturale che a volte è accompagnato da irritabilità, impotenza o paura che ti ingannino o ti manipolino.
  • Dissonanza cognitiva: è così che si chiama la (sgradevole) differenza che percepisci tra le tue aspettative e la realtà. Può succedere con l’ambiente circostante, come è successo a un conoscente australiano che si è trasferito a Viareggio dopo essere stato lì a Carnevale, e che ha dovuto fare i conti col fatto che durante il resto dell’anno in città non ci sia la stessa vita; o con te stesso, se ti accorgi di non star affrontando la sfida come credevi avresti fatto.

E prima, cosa si può fare? Continua a leggere e te lo racconterò.

Prima di emigrare: prepara il terreno

La tua avventura inizia a casa. Nonostante sia molto facile cedere alla tentazione di buttarsi e pensare che farai tutto al momento, alcune azioni semplici possono scaricare parte dello stress e della sensazione di dispiacere che l’emigrare genera:

  • Crea un’illusione: Cosa vuoi vedere del paese in cui emigrerai? Che monumento o regione vuoi visitare? Quale cibo delizioso potrai mangiare ogni giorno? Quale romanzo leggerai in versione originale quando sarai padrone del nuovo linguaggio?
  • Stabilisci obiettivi e valori: sguardo fisso davanti a te, rivolto a quello che scoprirai e guadagnerai, e non solo a quello che hai perso e quello da cui scappi.
  • Pianifica: quali documenti ti servono, dove ti sistemerai, come organizzerai la ricerca di lavoro, con chi potrai parlare… Anche se ti scoccia, diminuirà di molto lo stress delle prime settimane.
  • Impara o esercitati con la nuova lingua: impara l’inglese per conto tuo, in una scuola, con dei corsi online o vedendo film coi sottotitoli. Se vai in un paese in cui non si parla inglese, non confidare nel fatto che “tutti parlano inglese”: padroneggiare la lingua nativa ti permetterà di integrarti meglio nella cultura e ridurre lo shock culturale.
  • Aggiusta le tue aspettative: pensa che affronterai una sfida emozionante, che però a volte sarà

Una volta lì: lanciati… e fai attenzione

Sei arrivato! Tra l’emozione, la voglia di esplorare e le ansie, le prime settimane saranno un caos, ma anche curiose e divertenti. Inizia quanto prima con alcuni semplici modi di fare e sarà più probabile avere successo a lungo termine.

  • Immergiti nella cultura: impara la lingua e i costumi del paese e goditi la sensazione di avventura. Non confondere “familiare” e “superiore” (solo perché da te si fa in un modo, non significa che sia giusto) e apri la mente a nuovi modi di fare le cose.
    Esempio: negli Stati Uniti non ti lamentare della mancia; goditi i camerieri simpatici. In Norvegia fa freddo, ma la neve è bellissima. A Berlino dovrai superare un “casting” prima di diventare coinquilino di qualcuno, ma gli affitti non sono così costosi come nelle altre capitali europee. A Londra il cibo tipico non è granché, però troverai fantastici ristoranti da ogni parte del mondo.
  • Scarica lo stress: immaginati come se fossi una pentola a pressione e cerca dei momenti per “allentare la valvola”, anche se di poco. Esprimi le tue emozioni: non devi far passare coi tuoi amici e la tua famiglia l’immagine che tutto sia perfetto e che te la passi alla grande se non è così. Muoviti, esci, goditi le piccole cose. Togli i paraocchi “buono” o “cattivo” e giudica le tue esperienze in funzione di quello che hai imparato da esse.
  • Attenua gli stimoli: così eviterai di stancarti troppo presto. Cerca un posto dove stare da solo, anche se dividi casa o l’appartamento (puoi fare a turno col tuo coinquilino). Crea delle routine: così dovrai prendere meno decisioni. Riposa, dormi a sufficienza e non esagerare coi party: il ritardo disturba il ritmo sonno-veglia, e l’alcool deprime il sistema nervoso e può compromettere il tuo stato d’animo.

E se non funziona?

Se sei sopraffatto dalla nuova situazione, cercare un aiuto psicologico può essere una buona idea. Un bravo psicologo sarà al tuo fianco nella tua avventura, si metterà dalla tua parte e ti offrirà un luogo sicuro in cui parlare in confidenza di ciò che ti preoccupa. Così come per quanto riguarda la salute fisica, prevenire è meglio che curare quando le cose vanno molto male, non c’è bisogno di essere ridotti allo stremo per andare dallo psicologo: se ti senti un po’ più fragile, puoi andare a consulto e chiedere la sua opinione.

Sì, però come faccio a trovare uno psicologo se vivo all’estero?

Se non ti importa che sia nativo del paese in cui vivi, informati su come funziona il servizio di sanità pubblica, per vedere se c’è la possibilità che ti possa far visitare gratuitamente o pagando poco. Alcuni paesi inoltre offrono programmi di supporto agli immigrati che potrebbero includere assistenza psicologica.

D’altra parte, a seconda delle tue abilità linguistiche (e dal tuo livello di shock culturale), sarebbe preferibile avere qualcuno del tuo paese. Come mi ha detto una volta un cliente emigrante: “in Germania, del resto, tutte queste cose avrei dovuto raccontarle declinando”. Sempre più psicologi in Italia offrono i propri servizi online, cosicché non avrai difficoltà a trovarne uno che possa seguirti a distanza.

Spero che questo articolo ti sia stato utile! Invitata a TrucchiLondra, sono curiosissima di sapere se è difficile adattarsi alla vita nel Regno Unito. Cosa ti piace di più di lì? Quanto è difficile per te adattarsi? Scrivilo nei commenti!

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Marina Díaz è psicologa e scrive di psicologia pragmatica e autosostegno non convenzionale in Psicosopravvivenza. Inoltre, è la fondatrice e la terapeuta di Mailterapia, il primo sito web in Spagnolo di sostegno psicologico 100% via mail.
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