10 motivi per cui il Regno Unito non dovrebbe lasciare l’UE

Da qualche tempo si viene delineando nel Regno Unito la possibilità di lasciare l’Unione Europea, di cui è parte da più di 42 anni. Prima del 2017 sarà tenuto un Referendum col quale gli Inglesi decideranno se restare nell’unione o meno.

Per quale motivo, si chiederanno alcuni? I motivi sono diversi. Per esempio, non piace la macchina burocratica in cui si è trasformata la capitale dell’UE, Bruxelles. E le esportazioni sono diminuite, mentre il contributo finanziario di Londra per l’UE è il secondo più alto tra tutti i paesi membri.

È difficile quantificare le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’ UE, ma si può fornire un elenco di motivi per cui sarebbe auspicabile restare nella stessa barca delle altre Nazioni.

1. Per il libero commercio

Lasciare l’Unione europea potrebbe costringere il Regno Unito a reintrodurre i dazi doganali, che possono pregiudicare di molto il commercio internazionale. Nessun paese sarà felice di sottoporsi al pagamento di queste tasse.

Lo stesso vale per le persone che decidono di acquistare sul posto qualsiasi prodotto: nel momento in cui venisse imposta una tassa extra, con tutta probabilità gli acquisti diminuirebbero. Potrebbe essere un elemento importante per l’economia delle isole.

2. Condizionerebbe sfavorevolmente milioni di persone, sia britanniche che europee

L’uscita di uno dei paesi dell’Unione “paganti” farebbe in modo che negli altri paesi, in particolare in quelli a economia più debole, l’impatto economico sarebbe grande, vedendosi privati del denaro che la Gran Bretagna apporta.

A sua volta, essere fuori da un patto unificante come l’UE andrebbe a danneggiare gli stessi britannici perché lasciare il paese per qualsiasi motivo, compreso il turismo, costerebbe loro di più.  Inoltre rimarrebbero fuori da qualsiasi piano d’aiuti, qualora se ne verificasse la necessità.

3. la Scozia è altamente a favore dell’Europa

Uno dei principali problemi che il governo di Cameron deve affrontare è l’indipendenza della Scozia. L ‘SNP (Scottish National Party), i nazionalisti scozzesi, e il partito attuale nel governo nazionale che è anche molto a favore dell’Unione europea.

L’anno prossimo ci sono le elezioni autonome scozzesi, e se Cameron romperà definitivamente con l’Unione europea nei prossimi mesi o se il risultato del referendum sarà NO, è molto probabile che ancora una volta l’SNP convochi un referendum sull’indipendenza scozzese. Una spina nel fianco per l’intero governo inglese.

4. Non ha il sostegno delle grandi imprese

La maggior parte delle principali società operanti nel Regno Unito, soprattutto nella City di Londra, ha già espresso al Premier Britannico il suo desiderio di rimanere in un’UE riformata.

A nessun paese fa bene rivolgersi contro le maggiori economie mondiali, basta guardare quello che è successo in Francia, quando Hollande ha approvato la cosiddetta tassa 75 (una tassa del 75% sui redditi annui superiori ai 4 milioni di euro). Gli è quasi costata il posto.

Naturalmente, ci sono delle eccezioni. Una piccola parte di datori di lavoro e alcuni fondi di investimento britannici accolgono favorevolmente l’idea di liberarsi delle imposizioni europee, ma sono una minoranza nel CBI (Confederation of British Industry).

5. Allontanamento delle imprese al di fuori del Regno Unito

Insieme a questo fatto potrebbe verificarsi un eventuale allontanamento delle multinazionali che vorrebbero impiantarsi nel Regno Unito.  Il non far parte di un territorio di mercato libero può scoraggiare un considerevole numero di investitori.

Qualcuno potrebbe pensare che, beh, la Svizzera, che non fa parte dell’Unione, non sembri passarsela male, piuttosto il contrario. È giusto, ma la Svizzera si trova nel cuore dell’Europa e confina geograficamente con la Germania, l’Italia, l’Austria e la Francia, che si dà il caso siano economicamente alcuni dei più potenti paesi dell’Unione. E il suo sistema fiscale sostiene con forza la sua economia. È diverso. Il Regno Unito potrebbe restare quasi isolato, cosa riconosciuta dallo stesso Cameron.

6. Le perdite economiche

L’economia del Regno Unito ne sarebbe, inoltre, severamente danneggiata. Alcuni studi stimano che lasciare la zona euro potrebbe costare al governo Cameron nientedimeno che 56.000 milioni di sterline l’anno.

Tuttavia il ministro delle finanze britannico durante il governo di Margaret Thatcher, Lord Lawson, afferma che, nonostante l’emergere di altri mercati come quello asiatico, la sopravvivenza dell’economia del Regno Unito anche al di fuori dell’UE sarebbe possibile.

7. Il contagio a catena

Lasciare l’Unione europea potrebbe portare altri paesi in dubbio sull’ attuale situazione a farsi avanti e scegliere di fare la stessa cosa: slegarsi dalla zona. Potrebbe essere il caso della Grecia, senza allontanarsi troppo.

Il Regno Unito fuori dell’UE sarebbe non solo più debole, ma questo indebolimento potrebbe risultare più profondo qualora l’effetto contagio si diffondesse.

8. Impedirebbe l’immigrazione

L’ assenza di uno spazio comune e il non rispettare le normative dell’Unione porterebbe a una drastica riduzione dell’immigrazione nelle isole. Questo potrebbe essere visto oggi come un vantaggio, ma potrebbe facilmente ritorcersi loro contro se si considera che colpisce TUTTA l’immigrazione.

Con questo intendiamo dire che potrebbe anche complicare le cose per gli immigrati che vanno al college per studiare, e per le grandi aziende che vogliono lavorare o preparare un laureato. È allora ovvio che pregiudicherebbe anche il sistema educativo britannico.

9. Perdita di vantaggi speciali

Da quando è entrato a far parte dell’Unione europea nel 1973 il Regno Unito è stato trattato in modo piuttosto particolare, essendogli state concesse delle eccezioni a quasi tutte le regole comunitarie che si applicherebbero solo alle isole. Allo stesso modo per l’accordo di Schengen, che regola i controlli alle frontiere internazionali. Non appartiene in quanto tale, ma è parte del cerchio di sicurezza.

10. Per la Storia

Per quanto sia rimasto un eroe per una parte della popolazione, gli ultimi sondaggi mostrano un risultato confuso. Gli inglesi non hanno ben capito se vogliono lasciare l’Unione europea, e in questo modo David Cameron e il suo partito sarebbero additati a vita come il partito politico che ha portato alla secessione con il resto d’Europa.

Attualmente, il premier britannico ha lanciato una serie di richieste a Bruxelles, che sono in fase di discussione. Qualora venissero accettate, Cameron promuoverebbe il SI al referendum che si terrà il prossimo anno. In caso contrario, il leader conservatore sosterrà il NO.

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